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Mascherina ed efficacia di comunicazione

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Mascherina ed efficacia di comunicazione

Mascherina : conseguenze comunicative

In questo periodo di pandemia globale molte cose sono cambiate e porteremo con noi molte conseguenze . Ma è cambiato qualcosa a livello non verbale?

La prima riflessione a proposito riguarda l’uso della mascherina, non parlo tanto del gesto pratico in sé ma di che cosa “nasconde” e le sue conseguenze comunicative.
La mascherina (di qualsiasi tipo, bene o male la regione coprente del viso è quella, centimetro più centimetro meno) copre un’area del viso molto importante e vasta, essenziale a una buona comunicazione, non solo perché non riusciamo a vedere il labbiale nel parlato ma ci potrebbero essere altre motivazioni.
 
Vi siete mai chiesti perché quando volete comunicare meglio o anche solo ascoltare meglio vi prende inspiegabilmente una voglia pazzesca di abbassarvi la mascherina o abbassarla al vostro interlocutore?
 
Una spiegazione potrebbe essere proprio questa: se noi dividiamo il viso in tre aree parte alta fronte e occhi, parte centrale naso e parte bassa bocca abbiamo le 3 zone con cui Paul Ekman (il pioniere delle espressioni facciali) identifica e caratterizza nel suo FACS (FACIAL ACTION CODING SYSTEM) tutte le emozioni base e microespressioni umane. E la mascherina ne nasconde ben due di queste.
 
 

Felice o no sotto la mascherina?

In particolar modo prendiamo l’esempio della gioia che si manifesta nel volto con inarcamento verso l’alto delle estremità della bocca, angoli della bocca quindi sollevati e tirati indietro con accanto pieghe rino-labiali, sollevamento degli zigomi e comparsa delle rughe (le famose zampette da gallina) al lato esterno degli occhi.

Ora togliete le aree coperte dalla mascherina: cosa ci rimane?
Esatto solo la parte alta: possiamo esclusivamente sorridere con gli occhi!
(“TO SMIZE” è il termine coniato da Tyra Banks in America’s Next Top Model nel 2009, per insegnare alle ragazze come sorridere semplicemente con gli occhi, questo termine ora è entrato nello slang americano e in questo periodo ancora più frequentemente)
 
Parlare con una persona sorridente con la mascherina, è come se stessimo facendo un viaggio in auto e vorremmo ammirare il bel paesaggio da un finestrino dell’auto che però è appannato:  scorgi la bellezza di quanto stai vedendo ma non vedi chiaramente, pur aguzzando la vista, e l’istinto è quello di pulire il vetro o abbassare direttamente il finestrino per poter finalmente godere del fantastico paesaggio. 
 
Durante il lockdown mi è capitato di leggere di qualcuno che si rendeva conto di non saper sorridere con gli occhi, il motivo come avrete ben capito sta proprio nella mancanza di coinvolgimento da parte di questa persona della regione degli occhi durante il sorriso, quindi eseguiva per lo più i classici sorrisi di rappresentanza o convenevoli che coinvolgono solamente la parte bassa del volto. Un vero sorriso di gioia (un sorriso Duchenne) viene riconosciuto anche attraverso la mascherina proprio perché si coinvolgono, a differenza del primo (sorriso Pan American) , anche gli occhi. (vedi l’articolo “Sai riconoscere un vero sorriso di gioia?”)
L’intensità dell’emozione di gioia viene trasmessa proprio attraverso la bocca fino ad arrivare a un sorriso con bocca aperta (sempre con angoli tirati e sollevati) che mostra denti o gengive.
 
Questo vi può far capire come l’uso  della mascherina (ahimè essenziale in questo periodo) possa influenzare e ostacolare tutta la nostra comunicazione: comunicando con solo un terzo del nostro viso, un terzo della nostra mimica facciale,  l’efficacia comunicativa ne risente  come mittente del messaggio e infastidisce il destinatario, ovviamente non a livello cognitivo ma a livello limbico, la parte arcaica del nostro cervello che “comanda”  la nostra comunicazione non verbale e le reazioni istintive.

Emozioni "mascherate": quali possiamo riconoscere?

Vediamo invece cosa possiamo notare nonostante la mascherina, interpellando anche le altre emozioni di base in modo molto sintetico:

  • Tristezza: sopracciglia con angoli interni sollevati e la classica omega delle rughe/pieghe frontali
  • Rabbia: sopracciglia abbassate e ravvicinate con rughe verticali tra le sopracciglia (ma non si vedranno le labbra serrate o le narici dilatate)
  • Sorpresa: l’emozione più visibile in questa situazione grazie agli occhi spalancati e sopracciglia sollevate ben evidenti
  • Paura: occhi ben aperti e tesi  con palpebra superiore sollevata ma quella inferiore contratta (a differenza della sorpresa)
  • Disgusto/disprezzo: potremmo solo scorgere, se la mascherina non è tanto sollevata, l’arricciamento del naso
 

Soluzioni...

Mi sono giunte delle notizie in questo periodo che si stanno proponendo prototipi per produrre delle mascherine con la parte della bocca trasparente con l’obiettivo di rendere accessibile la comunicazione con sordi ed evitare questo evidente pesante ostacolo.

Ma concordo con Giuseppe Petrucci, presidente dell’Ente nazionale sordi, che afferma
“Pensare che servano solo ai non udenti è un messaggio sbagliato. In realtà è uno dei tanti modi per rendere più accessibile la comunicazione tra sordi e non. Quindi dovrebbero metterle tutti o almeno chi ha un impiego pubblico” ( da https://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it)

Gioverebbe  alla comunicazione di tutti, non solo chi affetto da sordità a cui comunque sono fondamentali, e forse indurrebbe anche a un maggior rispetto delle norme, sorvolando questo “fastidio” comunicativo dato dalla barriera-mascherina, per non pensare alla costante utilità comunicativa anche post-Covid negli ospedali e a tutti i medici.

Sperando ovviamente che in breve tempo non ci sia più bisogno di questo dispositivo, vi aspetto al prossimo articolo!


Aggiornamento 20/11/2020: Molte associazioni e professionisti si stanno sempre più organizzando e fornendo di diversi dispositivi trasparenti che permettono la visibilità della zona della bocca, capendone l’importanza oltre che l’utilità


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Elena
Elena
Coaching Strategico e Comunicazione Non Verbale

1 Comment

  1. Roberto ha detto:

    Ottimo articolo, esaustivo e utile per gli spunti che offre per arricchire la conoscenza, oltremodo a far riflettere di soffermarsi empaticamente sulla comunicazione non verbale nei rapporti quotidiani.
    Altrettanto molto efficace l’analogia del finestrino appannato nel scorgere il paesaggio durante il viaggio, nel rendere ancor più chiaro il messaggio evocandone la sensazione e l’emozione con conseguente comprensione logica.
    Grazie per il contributo.

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